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Missionari

In ricordo di Pietro Davoli IMC

Pietro DavoliPadre Pietro Davoli nato a Torino nel 1911. Entrato nell'Istituto Missioni della Consolata, venne ordinato sacerdote il 6 Aprile 1935 e chiese di essere mandato in missione, desiderando nell'ordine: l'Abissinia, la Tanzania , e il Kenya. Invece, con sua profonda delusione il primo anno dopo l'ordinazione sacerdotale lo trascorse in Italia, assistente e insegnante. Poi, per una serie di coincidenze, si presenta la necessita di partire e così nel primo anniversario di ordinazione sacerdotale era in viaggio con la nave per il Kenya (25 giorni di viaggio).
I primi anni del Kenya furono piuttosto duri, nelle fattorie del caffè. In quei tempi le missioni, mantenimento dei missionari, paga dei catechisti e spese varie, dipendevano dai proventi delle fattorie di caffè. Poi venne la seconda guerra mondiale.
Tutti i missionari italiani del Kenya, vennero internati, prima in Kenya, poi in Sud Africa e poi nuovamente in Kenya. Alla fine delle ostilità, i missionari italiani dovettero superare la prova contro i grandi proprietari terrieri, che li accusavano di favorire l'indipendenza con la costruzione di scuole e con l'assistenza alla popolazione.
Riuscirono a superare la prova e poterono rimanere. P. Davoli riprese così la sua attività nelle fattorie del caffè. Verso gli anni 60 le cose iniziarono a cambiare, e ricevendo aiuti dai paesi ricchi, lasciò le fattorie per andare nel nord del Kenya ad aprire nuove missioni. La prima fù a Sololo (ai confini con l'Etiopia) insieme con il vescovo (mons. Cavallera) tutti e due con le tende. Dovevano provvedere a tutto, procurarsi il cibo, farsi da mangiare, costruire la nuova missione e cercare di iniziare la comunità.: iniziò cosi la sua opera presso i popoli nomadi del Nord del Kenya ( Borana, Samburu, Turkana e Rendille), in diverse zone e missioni: Maralal, Baragoi, Wamba, South-Horr.

Intervista a Padre Pietro Davoli

Il suo insegnamento per noi è stato ricchissimo, dalle parole ai fatti di tutta una vita dedicata agli altri, agli umili, agli oppressi, agli abbandonati da tutti, agli ultimi. Egli è stato testimone degli ultimi, i suoi popoli che gridano giustizia che si uniscono a tutti i popoli che soffrono nel mondo per le ingiustizie e per le disuguaglianze.

Torino 1911. Pietro Davoli nasce. Ricordi di bambino e di gioventù. A 14 anni entro nell' Istituto Missioni Consolata per le missioni estere. Mi attira l'ideale missionario, portare il Vangelo alle genti. Ho sempre ritenuto una grande grazia quella di aver conosciuto il nostro fondatore : Giuseppe Allamano. Finiti gli studi ginnasiali e liceali, dopo un anno di noviziato vengo ammesso come membro dell'Istituto. A metà del quarto anno di teologia, visto il pericolo di una guerra tra Italia e Germania a causa dell'uccisione di Dolfus d'Austria, vengo ordinato sacerdote. Spero di poter presto essere mandato in missione. Invece a fine anno scolastico vengo destinato come assistente e insegnante presso la casa di Monteverchia (Brianza), dove resto fino a marzo del 1936. Per una serie di circostanze, il giorno 5 aprile 1936 mi imbarco a Genova con destinazione Kenya e il 6 aprile, primo anniversario dell'ordinazione sacerdotale, celebro la S.Messa sulla nave che mi porterà al mio apostolato. Perchè la scelta del sacerdozio, la missione? Per rispondere alla chiamata del Signore che mi ha voluto per una strada diversa dalle altre, per annunciare il Vangelo alle genti, anche se i miei parenti avrebbero voluto avere il figlio vicino a loro, ma la chiamata del Signore ha il sopravvento su tutto e tutti. Anni 50 Fattorie del caffè Dopo la guerra la crisi finanziaria si faceva sempre più sentire. Il sostentamento di noi Padri, costruzioni, trasporti e aiuto alle popolazioni erano molto gravosi. Sorse così l'idea delle coltivazioni del caffè, in modo che il ricavato servisse a coprire le spese, e consentisse la continuazione dell'evangelizzazione. Continuo questa opera per diversi anni, finchè gli aiuti dall'estero non aumentarono e potemmo lasciare le coltivazioni per dedicarci all'apertura di nuove missioni nel nord. Anni 60- 70 Apertura nuove missioni 1963 Indipendenza del Kenya. Jomo Kenyatta presidente. Mons. Cavallera decide di aprire la diocesi di Marsabit, zona impervia e desertica, tenuta dagli inglesi come riserva, dove gli abitanti erano tenuti allo stato brado, senza scuole, ospedali, assistenza, strade. Il presidente accolse la domanda da noi fatta di poter aprire missioni, scuole, ospedali, disse che potevamo operare pienamente, a patto di non chiedere soldi allo stato perchè ne era sprovvisto. Così tra mille difficoltà si procede. Strade dissestate, pericolo di brigantaggio, difficoltà economiche. Il vescovo và in America a chiedere aiuti, con giornate missionarie, conferenze e li ottiene. Si costruisce così l'ospedale di Wamba, tuttora uno dei più validi dell'Africa. Anni 80 - 90 Si ritira il vescovo Cavallera per motivi di età, salute e stanchezza e prende il comando della diocesi Mons. Ravasi, attuale vescovo di Marsabit. Attualità Si incominciano a cedere al clero locale le prime missioni: il missionario deve andare sempre nel nuovo. Questo periodo è funestato da tremende siccità e di conseguenza da carestie. Si dà fondo a tutte le riserve per il cibo alla popolazione, veniamo aiutati da numerose associazioni, che ci chiedono di occuparci noi stessi della distribuzione

Quali sono le soddisfazioni e le difficoltà di un missionario? La difficoltà più grossa è nell'ambientamento e nella lingua. La conoscenza della lingua si apprende poco alla volta, giorno dopo giorno e i primi tempi quando non si riesce a comunicare sono davvero tristi. Poi l'ambiente che è molto diverso dal nostro, il cibo, gli usi e i costumi, ecc Ma quando si vede che un pò alla volta si riesce a farsi comprendere, a farsi capire e si vede il frutto del proprio lavoro, allora è una grossa soddisfazione e si comprende perchè ci si fà missionari: l'insegnamento viene trasmesso e la gente migliora.

Quali sono le condizioni di vita delle sue genti? Sono molto diverse da quelle degli italiani: mi fa molta impressione vedere lo spreco di tutti i giorni in Italia quando alla mia gente manca il necessario. Vivono di pastorizia, girovagando di continuo alla ricerca di qualche arbusto verde per le capre e il bestiame, e ad una disperata ricerca dell'acqua. E' il principale problema delle popolazioni locali e visitando queste zone ci si rende conto di quanto sia indispensabile. Per questa gente la missione rappresenta l'unico punto di riferimento e incontro, di cura e di sostegno.

Nel campo sociale ci sono stati dei miglioramenti concreti? Posso dire che con l'istruzione alcuni passi sono stati fatti nel sociale, ad esempio i ragazzi che hanno avuto la possibilità di andare a scuola cambiano la loro mentalità e quando sono adulti costituiscono delle società per vendere il bestiame riuscendo ad ottenere dei prezzi più giusti e il fatto più bello è che dividono in parti uguali il guadagno avuto. Per altri aspetti devono dipendere ancora da aiuti esterni.

Quali sono le principali cause che determinano le sofferenze e le diversità così marcate rispetto ad un livello di vita minimo? I motivi che hanno provocato la differenza tra i paesi del benessere ed il resto del pianeta sono senz'altro molteplici e richiederebbero un'analisi più approfondita. Propongo alcune idee per cercare di invertire la tendenza, per la differenza tra i vari paesi, dato che i paesi industriali stanno sempre meglio e quelli in via di sviluppo sempre peggio. Il primo passo da compiere è il nostro, di singolo individuo, che presa coscienza della drammaticità della situazione stabilisce che continuare a vivere secondo i modelli consumistici della nostra civiltà non pur essere valido; in contrapposizione occorre rivedere il proprio tenore di vita, correggerlo laddove gli sprechi sono marcati e proporsi agli altri (famiglia, comunità, gruppi di comunità, nazione in veste di portatori di uguaglianze e operatori di iniziative tendenti alla riduzione delle differenze. Il secondo passo da farsi, non più individualmente, è di indurre la collettività a farsi promotrice di iniziative volte a sensibilizzare le istituzioni a questi problemi. Sarebbe bello che i comuni in Italia destinassero una quota delle loro risorse per iniziative a favore di queste popolazioni. Con comuni di questa qualità avremmo anche regioni più sensibili e di conseguenza anche lo stato si comporterebbe diversamente. Lo stato deve intervenire anche con azioni di largo respiro, penso alla scuola inserendo materie che trattino questi problemi, penso alla riduzione delle spese militari e ad un sostegno maggiore al servizio civile alternativo, con più impegno alla cooperazione, penso anche riequilibrio del mercato: le materie prime vanno pagate almeno al prezzo di dieci anni fa, penso inoltre ad azioni diplomatiche intraprese per indurre i governi di questi paesi a scegliere la strada della democrazia e della crescita sociale e culturale dei loro popoli con aiuti finalizzati a questi scopi.

Abbiamo una sua foto ricordo del 50 anniversario di ordinazione sacerdotale mentre celebra la messa sul monte Kenya, ci parli di questa montagna. Parlare del monte Kenya (5200 mt) mi fa sempre piacere. Salire sopra ( ci sono stato 33 volte sempre celebrando la messa) mi dava una profonda e intima soddisfazione. Vedere la neve in Africa, pareti di ghiaccio di 10 - 12 metri , vedere il panorama da lassù mi faceva sentire un'altra persona e ringraziavo il Signore per questo dono e lo pregavo affinchè la sua parola venisse annunciata a tutte le genti. Una passeggiata sul monte Kenya mi rilassava ed al ritorno mi sembrava che il lavoro pesasse meno. Qualcuno mi chiede se c'è la stella alpina: non le ho mai viste, ho anche provato a seminarle ma probabilmente il clima non è adatto. Ci sono invece tantissimi altri tipi di fiori ad esempio gli elicrisi che sono bellissimi.

Padre, nel salutarla e augurarle un felice ritorno tra la sua gente, ci lasciamo con un suo pensiero di speranza rivolto al domani, un messaggio di pace, un ricordo che ci tenga insieme.... Colgo l'occasione per ringraziare tutta la comunità della parrocchia. Non abbiate timore che il vostro lavoro sia stato inutile: ci avete aiutato a fare delle scuole, degli asili, a dare un pò di cibo a tanti che non ne avevano e ci avete aiutato a curarli. Quello che avete fatto ( e spero continuerete a fare ) non è stato inutile neanche per voi: il Signore vi darà la giusta ricompensa, poi vi dico che il missionario non è un eroe: tanto è il lavoro del missionario tanto è il lavoro di chi si sacrifica per aiutare il missionario. Missionari siete tutti voi perchè soltanto con il vostro aiuto possiamo continuare con la nostra opera. Grazie e un abbraccio a tutti.

Siamo stati fortunati ad avere conosciuto quest'uomo che ha fatto della cultura, della conoscenza e della vita stessa uno strumento di aiuto ai deboli, agli ultimi e ai dimenticati. Ci riempie di gioia averlo avuto come amico.

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